|
|
Pronubi: censimento
(Istituzioni di Ricerca partecipanti: Ist. Ent. "Guido Grandi" Univ.
di Bologna, Ist. Ent. Agraria Univ. di Perugia, Dip. Ent. e Zool. Appl.
all'Ambiente Carlo Vidano Univ. di Torino, Dip. Biol. Appl. Difesa Piante
Univ. di Udine, Dip. Coltiv. Difesa Specie Legnose sez. Ent. Agraria Univ.
di Pisa, Ist. Sper. Zoologia Agraria - sez. di Apicoltura di Roma, Ist.
Ent. Agraria Univ. di Catania, Ist. Ent. Agraria Univ. di Sassari)
La ricerca è stata svolta applicando un protocollo innovativo rispetto
a quelli fino ad ora impiegati. Infatti questi ultimi si basavano quasi
esclusivamente sul rilievo degli insetti impollinatori in una determinata
coltura senza tener conto dell’ambiente circostante. Il protocollo
messo a punto dalle otto Istituzioni di Ricerca che partecipano a questa
sperimentazione, si può invece definire comparativo sia fra gli
ambienti (agricoli e non) e fra le colture che, infine, fra le diverse
latitudini italiane in cui sono inseriti i primi due fattori (Porrini
et al. 1998).
Il lavoro finora svolto si è concentrato soprattutto sull’armonizzazione
dei metodi proposti. Infatti ciascun gruppo di ricerca coinvolto nella
sperimentazione, aveva delle esperienze proprie che sono state discusse,
criticate e adattate ai nuovi obiettivi.
I risultati ottenuti nel primo anno sono stati un po’ eterogenei. Tuttavia,
da un primo confronto dei dati sono state tratte le seguenti considerazioni:
- come prevedibile l’ecosistema misto è risultato più
ricco sia in famiglie che in generi e specie rispetto all’agroecosistema;
- la famiglia degli Apoidei meno rappresentata è risultata quella
delle Melittidae, in tutti e due gli ambienti delle otto aree di indagine;
- da questi dati preliminari si è evidenziato che l’agroecosistema
e l’ecosistema misto preso in considerazione a Sassari non ha presentato
differenze qualitative marcate, mentre le più consistenti sono
state rilevate nell’area di ricerca di Catania.
I dati ottenuti nella zona di indagine di Bologna sono stati riportati
utilizzando gli indici di biodiversità. Gli indici impiegati sono
stati i seguenti:
- indice di Sorenson, che indica il livello di similarità (o
di dissimilarità) tra i siti indagati;
- indice di Simpson, che valuta quantitativamente le specie nei diversi
siti ponendo maggior rilievo alle specie comuni;
- indice di Shannon-Weaver, che definisce maggiormente la biodiversità
tra le varie zone valutando, in particolare le specie rare.
Dall’analisi dei risultati ottenuti si è evidenziata la presenza,
nelle due aree (agroecosistema ed ecosistema misto), di cosiddette «isole»,
cioè zone limitate affini, per grado di complessità ambientale,
all’altra area. Tali situazioni si evidenziano, ad esempio nell’agroecosistema,
soprattutto in presenza di strutture vegetazionali complesse come siepi,
boschetti, zone riparie.
|
|