a cura di Marco
ACCORTI e Federica LUTI
Gli Imenotteri aculeati (Imenotteri Apocrita sezione Aculeata) comprendono molte Superfamiglie fra cui la superfam. Apoidea, di grande interesse per l’impollinazione.
Le Api che appartengono a questa superfamiglia raccolgono nettare e polline per nutrire le larve e per questo sono anche chiamati imenotteri melliferi.
Morfologicamente sono caratterizzati dalla presenza di due paia di ali membranose, unite per mezzo di minuscoli uncini allineati sul bordo anteriore di ciascuna ala posteriore.
Figura
1 - Dispositivo di aggancio delle ali degli Imenotteri

Nel mondo si annoverano oltre 20.000 specie di Apoidei ripartiti in 9 famiglie di cui 7 presenti in Europa con oltre 560 specie.
Principali famiglie di Apoidei mediterranei
L'ape o Apis mellifera, volgarmente ed erroneamente detta anche ape domestica, può
essere confusa con le Api solitarie o perfino con certe mosche (alcuni Sirfidi).
L'operaia è di colore bruno più o meno scuro, di circa di 1,5 cm di lunghezza
(antenne escluse), con gli anelli dell'addome spesso provvisti di frange di
peli più chiari.Tuttavia la colorazione delle operaie è variabile a seconda
delle razze con individui i cui primi anelli dell'addome tendono più o meno
al giallio o all'arancione.La forma dell'addome (troncato anteriormente) e delle
zampe posteriori (presenza di una cestella e di una spazzola) sono caratteristici.Al
microscopio, gli occhi presentano dei piccoli peli fra gli ommatidi.
Il polline trasportato nella cestella è umidificato dal nettare, mentre è visibilmente
secco e polveroso nelle femmine di Apoidei solitari.
E' impossibile fornire una breve e semplice descrizione degli Apoidei solitari per il grande numero di specie presenti.Alcuni sono fittamente pelosi come dei Bombi, altri per contro sono quasi sprovvisti di peli.Alcuni sono bruni come l'ape, altri sono gialli e neri come le Vespe sociali, o rossastri e neri come certe Vespe solitarie, o ancora neri con riflessi azzurri.
La taglia varia da 5 a più di 20 mm e il corpo è, a seconda delle specie, tozzo
o slanciato.
Le femmine degli Apoidei solitari che raccolgono polline sono ben riconoscibili per la spazzola situata sulle zampe posteriori o, come nei Megachilidi, sotto l'addome.
Negli Apoidei solamente le femmine (e le operaie nel caso delle specie sociali) si occupano dell'approvvigionamento della prole e a questo scopo presentano dei dispositivi adattati alla raccolta di nettare e polline durante la visita dei fiori.
Negli Apoidei (maschi e femmine) le differenti parti boccali sono allungate a formare un dispositivo atto a leccare e succhiare il nettare.La lunghezza della ligula, variabile a seconda delle famiglie, è un carattere importante che determina la scelta dei fiori esplorati come sorgente di nettare.
Così certi Apoidei (Colletidi, Andrene e Alictidi), considerati primitivi, si caratterizzano per una ligula corta e visitano quindi fiori dove il nettare è facilmente accessibile: Ombrellifere (Apiacee), Composite (Asteracee), Crucifere (Brassicacee), Crassulacee.
Per contro, le Api delle altre famiglie (Mellittidi, Megachilidi, Antoforidi e Apoidei) possiedono una ligula più lunga che permette loro di raggiungere il nettare secreto sul fondo delle corolle più profonde come quelle di Labiate (Lamiacee), Papilionacee (Fabacee), Scrofulariacee.
Il corpo degli Apoidei, maschi o femmine, è in generale ricoperto da numerosi peli che, contrariamente a quelli delle Vespe (in senso lato), sono piumosi o seghettati e trattengono particolarmente bene i grani di polline.
|
Gruppo |
n. granelli di polline |
% di polline di fruttiferi |
|
Apis mellifera |
9020 |
92 |
|
Bombinae |
6517 |
94 |
|
Andrenidae |
9230 |
93 |
|
Halictidae |
3558 |
79 |
|
Formicidae |
30 |
86 |
|
Syrphidae |
806 |
61 |
|
Scathophagidae |
168 |
79 |
|
Bibionidae |
41 |
80 |
|
Anthomidae |
32 |
68 |
|
Chironomidae |
2 |
0 |
(Boyle-Makowski, 1987 - The importance of native pollinators in cultivated orchads: their abundance and activities in ralation to weather conditions. - Proc. Ent. Soc. Ontario, 118: 125-141)
Solo le femmine (e le operaie) possiedono una struttura di raccolta e di trasporto del polline (cestella e spazzola).Quest'ultima è più spesso posta a livello delle zampe posteriori; fanno eccezione i Megachilidi, dove la spazzola per ilpolline è situata sotto l'addome.
L’apparato di raccolta del polline
di Apis mellifera è costituito dalla cestella (faccia esterna
della tibia) alla cui base si individua il pettine; all’articolo
successivo, il tarso, appartengono l’auricola (superficie superiore
del basitarso) e la spazzola (superficie interna).L’insieme di
questi pezzi ed i margini liberi di tibia e basitarso formano la pinza.
In Megachile la spazzola è sintuata sul ventre ed allo stesso
scopo funge la superficie del metatarso
Per contro, il genere Hylaeus (Colletidi) sembra privo di spazzola.Questi piccoli Apoidei, che accumulano nel loro nido provviste semi-liquide (polline con aggiunta consistente di nettare), assorbono polline e nettare durante i viaggi di bottinamento; il miscuglio, trasportato nell'ingluvie, viene in seguito rigurgitato all'interno del nido.Gli Apoidei che raccolgono il polline si riconoscono dal comportamento particolare: raschiano con le zampe le antere piene di polline; aiutandosi spesso con le mandibole; il polline viene poi trasferito a livello della spazzola, sulle zampe posteriori o sotto l'addome, o dentro la cestella caratteristica degli Apidi (ape e Bombi).Inoltre gli Apoidei si puliscono regolarmente il corpo per recuperare i grani di polline dispersi sui peli per accumularli con gli altri già raccolti.
Le Api parassite non costruiscono nidi, ma depongono le uova all'interno di altre specie di Api.Sono prive di strutture di raccolta del polline e con una pelosità spesso molto ridotta.Fra le principali si ricordano Nomada parassita di Andrene, Sphecodes parassita di Alictidi, Coelioxys e Stelis parassiti di Megachilidi, Melecta parassita di Antoforide e infine Psithyrus parassita dei nidi dei Bombi, ma ottimo pronubo per l'accentuata pelosità.
Mentre l’ape forma colonie durature e i Bombi vivono in colonie annuali di 150-400 individui, gli apoidei solitari passano l'inverno in diapausa allo stadio larvale (talvolta però anche allo stadio adulto) nella cella del nido dove compiono tutto il loro sviluppo.
· Specie monovoltine: presentano una sola generazione per anno.Lo sviluppo è interrotto da un periodo di riposo fino alla primavera o all'estate successiva.La maggior parte degli Apoidei solitari segue questo schema di sviluppo.
· Specie bivoltine: presentano due generazioni per anno.Le larve completano il loro sviluppo, divengono adulti ed a questo punto costituiscono la seconda generazione chesi riproduce nel corso dello stesso anno.
· Specie parzialmente bivoltine: una parte delle larve si sviluppa nel corso della buona stagione e si trasforma in adulto che in seguito si riproduce.
Le altre larve subiscono un arresto dello sviluppo fino all'annata successiva.
A primavera per le specie primaverili,
in estate per le specie estive, maschi e femmine lasciano i nidi e si accoppiano.
Le femmine costruiscono più nidi in successione, ciascuno composto da un certo
numero di celle (raramente una sola) dove ovidepongono, dopo aver immagazzinato
il nutrimento necessario al completo sviluppo delle larve.
Nel caso di alcuni Apoidei, come l'Osmia leaiana, alcuni individui
hanno una diapausa più lunga che ne ritarda l'emergenza di uno, a volte di due
anni.
Sia solitarie che sociali, le femmine di questa famiglia sono fecondate alla fine della buona stagione e, come nei Bombi, sono gli unici individui svernanti poiché i maschi e le operaie muoiono in autunno.
La maggior parte degli Apoidei selvatici sono insetti termofili, anche se le esigenze di temperatura variano molto fra le diverse specie e generi.Ad esempio Osmie e Andrene sono molto attive all'inizio della primavera e, al pari dei Bombi, possono essere attive anche con una debole pioggia, mentre il vento reppresenta un vero ostacolo.
Se dunque li incontriamo in tutti gli ambienti, tuttavia essi prediligono habitat aperti e assolati caratterizzati dalla presenza di una flora diversificata; inoltre risulta indispensabile l'esistenza di condizioni favorevoli alla nidificazione.
La considerevole riduzione delle popolazioni di Apoidei selvatici si può ricondurre, oltre all’uso indiscriminato di fitofarmaci, all'impoverimento generalizzato della flora e ed alla continua distruzione di luoghi propizi alla nidificazione.
E' il caso di molte zone intensamente coltivate, dove la flora è ridotta alla
sua più semplice espressione, ricacciata ai bordi dei sentieri e delle strade,
nei boschi residuali, nei prati, nei terreni incolti e nelle rare zone semi-naturali.
In questi casi i giardini possono assumere una grande importanza in quanto offrono una flora abbondante e diversificata dall'inizio della primavera fino all'autunno.
Gli Apoidei dipendono totalmente dai fiori per la loro alimentazione: gli adulti si cibano di nettare, mentre le larve di polline e nettare.
Mentre le femmine raccolgono grandi quantità di polline e di nettare per l'alimentazione delle loro larve (ad eccezione delle Api parassite), i maschi visitano i fiori soltanto per soddisfare i loro bisogni personali, giocando un ruolo secondario nell'impollinazione.
Gli Apoidei possono essere classificati in tre grandi categorie in funzione della loro specificità alimentare riguardo al polline:
· specie polilectiche, le più numerose, si approvvigionano di polline su un gran numero di piante appartenenti a famiglie diverse;
· specie oligolectiche raccolgono polline su un gruppo di piante appartenenti ad una stessa famiglia;
· specie monolectiche utilizzano un solo genere o perfino una sola specie floreale.In genere si mostrano però più eclettiche nella scelta dei fiori da utilizzare per il nettare piuttosto che per la raccolta del polline.
· Gli Apoidei selvatici possono essere suddivisi in tre categorie in funzione della localizzazione del loro nido:
· specie terricole che nidificano nel suolo;
· specie xilicole che proteggono la loro discendenza nel legno (morto o lavorato);
· specie a nido completamente libero costruito dalla femmina su supporti diversi.
Mentre le api in condizioni naturali costruiscono liberamente, per il loro allevamento si rimanda ai testi di apicoltura.
Per quanto riguarda i bombi il nido viene descritto altrove.
Figura
4 - Schema di favo naturale di Apis mellifera

Negli altri Apoidei, a seconda delle
specie, la femmina, terricola o xilicola, può scavare essa stessa la sua galleria
di nidificazione o può utilizzare una cavità preesistente e adattarla.
Un certo numero di questi Apoidei possono nidificare anche nei muri che, negli
agglomerati urbani, rappresentano un’importante alternativa per la nidificazione
I nidi possono essere dispersi, raggruppati
in piccolo numero o formare delle autentiche
aggregazioni, spesso chiamate a torto "colonie" in cui la densità
è a volte notevole (anche 40 nidi per mq).
Figura
5 - Nido di Halictus mutabilis: 1) tumulo d’ingresso; 2) galleria;
3) celle di allevamento; 4) galleria secondaria

Figura
6 - Nido di Colletes atacamensis: 1) ingresso del nido; 2) superficie
esterna; 3) celle di allevamento.

Queste aggregazioni, che possono vedere raggruppate più specie, sono frequenti quando le condizioni propizie sono concentrate su una superficie limitata, come una scarpata ben esposta.Inoltre si è messa in evidenza l’emissione da parte dalle femmine di certe specie di feromoni di aggregazione, con funzione di reclutare altre femmine e indurle a nidificare nello stesso luogo.
Andrene, Alictidi (es.: Halictus
mutabili), Mellittidi, così come alcuni Colletidi (Colletes
atacamensis, sono terricoli e le femmine scavano le proprie gallerie.
I luoghi ricercati dalle altre famiglie sono più vari, in particolare nei Megachildi:
suolo, scarpate, anfratti nei muri, legno morto, fusti cavi, cavità fra le più
diverse, anche gusci vuoti di chiocciole.Alcuni Megachilidi appaiono poco selettivi
nella scelta del substrato di nidificazione come è il caso di due Osmie comuni,
l'Osmia cornuta (Osmia cornuta) e l'Osmia rossa (Osmia rufa)
che in primavera costruiscono le loro celle di terra anche nei condotti di scorrimento
dell'acqua, nei telai delle finestre o in profilati di plastica.
Nel caso degli Apoidei terricoli scavatori, i materiali da costruzione utilizzati per i nidi provengono dal substrato stesso.Inoltre le femmine di numerose specie rivestono l'interno delle celle con una pellicola idrofuga che mantiene nei nidi un determinato grado di umidità
Figura
7 - Femmina di Anthidium manicatutm (Megachilidi)

Nelle altre specie, i materiali utilizzati hanno origine molto variata: peli lanuginosi di piante (Megachilidi Anthidium), terra (alcune Osmie, alcune Chelostoma Megachilidi), resina (Megachilidi Anthidiellum e Heriades), ritagli di foglie o di petali (Megachilidi), cemento vegetale ottenuto dalla masticazione di vegetali (alcune Osmie), sostanza salivare che diventa una membrana simile al cellofan (alcuni Colletidi).
La fioritura dei meli comincia, a seconda delle varietà e delle annate, nel corso della seconda metà di aprile o all'inizio di maggio; dura in generale dai 12 ai 20 giorni a seconda della varietà.
I fiori di melo sono raggruppati in infiorescenze composte ciascuna da 5, 6
o perfino 8 fiori.
Gli stigmi sono recettivi prima della liberazione del polline, quando il fiore
è ancora in boccio.Questa recettività è tuttavia di breve durata: essa si mantiene
in generale per i tre giorni che seguono lo sboccio del fiore.
La secrezione del nettare comincia
con l'apertura del fiore, continua, in certe varietà, durante la caduta dei
petali e spesso prosegue ancora per un po'.
Il nettare del melo presenta una concentrazione zuccherina assai elevata, maggiore
di quella del pero, per questo meno visitato.
Gli stami forniscono polline abbondante e molto nutriente.
La maggior parte delle varietà di melo sono autosterili.Si hanno quindi poche possibilità di ottenere un frutto se un fiore viene impollinato dal suo stesso polline o da polline proveniente da piante della stessa varietà.
Per ottenere una buona fecondazione di una certa varietà, i fiori devono essere
impollinati dal polline di un'altra varietà detta impollinatrice.Da ciò l’esigenza
di disporre di piante di una o di due varietà impollinatrici, selezionate in
funzione di:
· produzione di polline abbondante e compatibile con gli organi femminili della varietà commerciale
· epoca di fioritura sovrapposta a quella della varietà da impollinare.
La necessità di ricorrere a più varietà
è avvertita dal frutticoltore come una costrizione tecnica ed economica (in
particolare per le operazioni di raccolta che divengono più complicate).
Questi inconvenienti hanno orientato i ricercatori verso l'utilizzazione di
alberi impollinatori di varietà ornamentali di melo, di cui uno dei vantaggi
è l'assenza di alternanza.
Queste particolarità dimostrano l'importanza dei vettori che effettuano il trasferimento del polline dagli alberi impollinatori verso gli organi femminili dei fiori della varietà commerciale.
Grazie soprattutto alla presenza di peli che trattengono bene i grani di polline, gli Apoidei sono senza alcun dubbio gli insetti più efficaci per il suo trasporto.Altri insetti intervengono seppur in misura minore; la maggioranza di questi sono mosche (Ditteri) fra cui i più importanti sono i Sirfidi, in particolar modo l'Eristale Eristalis tenax L.
Gli Apoidei solitari presentano una densità molto bassa nei frutteti circondati da grandi colture (fino a 100 esemplari per ettaro), mentre si riscontrano fino a 870 esemplari per ettaro, dove confinano con zone più diversificate.
La densità dei Bombi nei meleti è poco elevata, non superando i 50 individui per ettaro (maggior parte regine) a causa della precocità della fioritura che coincide con l'epoca di fondazione della colonia da parte delle regine svernanti.
E' certo che frutteti situati in ambienti meno alterati dovrebbero attirare, al momento della fioritura, una entomofauna impollinatrice selvatica più abbondante.
Le densità di api è variabile a seconda delle varietà, della temperatura e dell'intensità della fioritura.La massima densità, raggiunta in piena fioritura con alte temperature, è compresa fra 2000 e 4000 operaie per ettaro a seconda dei frutteti e dell'annata.Questa densità è bassa separagonata a quelle presenti su colture come la colza.
Le femmine degli Apoidei solitari (i maschi sono raramente osservati sui fiori di melo) prelevano molto polline per l'approvvigionamento della covata; tuttavia raccolgono anche nettare per se stesse e per la prole (25% delle visite di Andrene).
La maggior parte delle visite effettuate dagli Apoidei selvatici sono impollinanti o positive (una visita è ritenuta impollinante o positiva se l'insetto tocca almeno uno stigma del fiore) con un massimo per le Andrene (positive al 96 %).
Nel raccogliere polline, le Andrene si posano sulla cima della colonna staminale
o si appoggiano prima sul bordo dei petali, poi si arrampicano in cima agli
stami.Aiutate dalle mandibole, grattano poi le antere con le zampe.
Può succedere che alcune femmine di piccola taglia prelevino il polline camminando
sulle antere senza mai toccare gli stigmi del fiore.Nelle varietà con stigma
nettamente più alto delle antere, l’azione pronuba è spesso non positiva.
Mentre Osmie, Antoforidi e Bombi effettuano quasi sempre visite frontali positive, le Andrene che prelevano nettare possono assumere due posizioni:
· poste alla sommità degli stami e/o sugli stigmi, introducono la testa nel centro del fiore: queste visite frontali sono impollinanti e risultano dominanti nelle Andrene;
·
poste sulla corolla, inseriscono la ligula dentro i filamenti
staminali o più spesso allontanando questi ultimi con la testa o con le zampe
anteriori.
La maggior parte di queste visite laterali non sono positive nelle varietà in
cui gli stigmi sovrastano le antere, mentre possono risultare positive nelle
varietà in cui gli stigmi sono più bassi delle antere più lunghe.
La tendenza delle operaie a raccogliere polline è da mettere in relazione con la quantità di covata presente in alveare al momento della fioritura.Normalmente la maggior parte delle visite sul melo corrispondono a prelievi di nettare e la percentuale di prelievi di polline varia negli anni.
Anche le percentuali di visite positive possono differire notevolmente da un anno all'altro.
Normalmente in caso di prelievo di polline o di polline e nettare si hanno per lo più visite positive, anche se ciò non vale necessariamente per tutte le altre varietà di melo.In caso di prelievi di solo nettare le visite frontali risultano positive mentre quelle laterali generalmente non sono impollinanti.
Tra gli Apoidei selvatici alcuni lavorano più lentamente, altri sono più rapidi dell’ape.
I principali pronubi del melo possono essere suddivisi in quattro gruppi in funzione del numero medio di fiori visitati al minuto:
· Alcuni Apoidei selvatici, principalmente i Bombi, l'Osmia cornuta e l'Andrenide della sabbiaAndrena sabulosa, presentano un livello termico di attività inferiore a quello dell'ape.
I Bombi sono da questo punto di vista particolari: si possono osservare sulle
coltivazioni con basse temperature e con pioggia.
· La loro attività e il loro comportamento di bottinamento sono costanti da un anno all'altro; le visite fiorali e la frequenza dei contatti con gli stigmi sono molto elevate.
· La velocità di bottinamento di alcuni generi (Osmie, Antofore, Bombi) è superiore a quella dell'ape.
·
Le femmine di alcuni Apoidei solitari trasportano sul corpo una
quantità superiore di polline di melo rispetto all'ape; tuttavia, contrariamente
agli Apoidei sociali, esse non inumidiscono il polline che accumulano nei loro
apparati di raccolta, cosicché può staccarsi più facilmente quando si posano
sugli organi riproduttori del fiore.
Il contributo complessivo degli Apoidei selvatici e dell'ape nell'impollinazione
del melo, stimato tenendo conto della loro densità, della loro velocità di bottinamento
e della loro efficacia di impollinazione, è del 12-15% per gli Apoidei selvatici
e dell'85-88% per l'ape.
L'apporto pronubo degli Apoidei selvatici può aumentare considerevolmente se si incrementa la presenza di Osmie e di Antoforidi che hanno una velocità di bottinamento superiore a quella delle api domestiche.
Gli Apoidei selvatici giocano quindi
un ruolo complementare a quello dell'ape nell’impollinazione del melo
e questo ruolo sarà ancora più importante qualora la fioritura avvenga in condizioni
meteorologiche sfavorevoli.
Ma perché ciò possa avvenire la loro densità nei frutteti dovrà essere sufficientemente
elevata, cosa che accade se l’ambiente permette la sopravvivenza e lo
sviluppo delle loro popolazioni.
La colza è una pianta annuale coltivata per i suoi semi, utili alla produzione sia di olio che per l'alimentazione del bestiame; inoltre permette abbondanti raccolte di miele.
I fiori di colza sono raggruppati in grappoli sul fusto principale, poi sulle ramificazioni secondarie e terziarie.
La fioritura comincia ad aprile, inizio maggio, e dura circa un mese.Come nei
fiori di melo, lo stigma è recettivo prima dell'apertura del fiore, quando le
antere non sono ancora schiuse e rimane ricettivo fino a dopo la caduta dei
petali.
Il fiore, ermafrodita,possiede 4 nettàri verde vivo: due alla base esterna delle
due paia di stami lunghi sterili e due alla base interna di ciascuno stame corto
fertile (eterantia).
La secrezione del nettare, dovuta soprattutto all'attività dei nettàri interni,
è molto abbondante e presenta una concentrazione zuccherina molto elevata.Il
polline possiede un alto valore nutritivo.
Per l’importanza che riveste questa coltura, sono stati condotti in Europa numerosi studi riguardo alla sua impollinazione con risultati talvolta divergenti e in generale sembra che la colza dipenda meno del melo dall’impollinazione entomofila:
· Le varietà attualmente coltivate sono per lo più autofertili; sembra preponderante l'autoimpollinazione e non necessaria la presenza di insetti.
· L'impollinazione incrociata non sembra avere effetti significativi sulla produzione di semi.
· Alcuni autori constatano, in presenza di api o di Bombi, un certo accrescimento di rendimento in semi (fino a oltre il 20%), mentre altri autori osservano differenze di rendimento non significative.
· Altri ricercatori hanno dimostrato che l'impollinazione anemofila non è trascurabile, interessando, fra l’altro, l’incremento della germinalbilità dei semi ed il loro contenuto in olio.
· Sono stati messi in evidenza dei fenomeni compensatori di rendimento sementiero: una coltura intensamente impollinata dagli insetti presenta un tasso di allegagione più elevato (silique più lunghe contenenti più semi), ma con una fioritura meno intensa e più breve rispetto a quella di una coltura con scarsa impollinazione entomofila.E ciò porterà ad una produzione di semi praticamente equivalente.
I vantaggi concordemente accettati circa l'impollinazione entomofila della colza riguardano la riduzione della durata globale della fioritura e la maturazione delle silique più concentrata nel tempo, elementi che permettono di contenere al minimo le perdite del raccolto.
Studi realizzati in Francia indicano che gli Apoidei selvatici rappresentano una quota variabile fra il 3 ed il 20% degli insetti impollinatori della colza, con percentuali di api comprese fra l'80 e il 97% e questi valori sono conformi alla situazione italiana.
Ovviamente, come spesso accade per gli studi relativi all’azione pronuba, rimane difficile poter confrontare esperienze ed osservazioni condotte in condizioni ambientali diverse e con varietà differenti.
InBelgio (Delbrassinne e Rasmont nel 1984 e 1985 in Jacob-Remacle, 1990) ed in Italia (Frediani et al., 1987) l'ape risulta l'impollinatore numericamente più importante.
In Belgio sono state individuate:
10 specie di Bombi (soprattutto Bombus lucorum), unMegachilide
(Osmia rufa), un Alictide, mentre Ditteri (soprattutto Sirfidi)
sono osservati in piccolo numero.
In Italia sono stati osservati:
Polistes, Xylocopa, Bombus, Eucera, Anthophora
(Imenotteri), fra i Ditteri Empiridae, Vibronidae
e Sirfidae con il genere Eristalis
Contrariamente a quanto osservato sul melo, i Bombi, per la maggior parte regine, sono gliApoidei selvatici dominanti sulla colza, mentre le Andrene, l'89% degli Apoidei selvatici sul melo, rappresentano sulla colza appena il 3%.
Nell'ovest della Francia la densità di Apoidei selvatici raggiunge valori fino a 2.000 esemplari per ettaro, in maggioranza Andrene.
Sulla colza la densità dei Bombi, variabile fra 260 e 1.900 individui per ettaro,
è sempre nettamente inferiore a quella delle api domestiche, eccetto che in
caso di condizioni meteorologiche sfavorevoli a quest'ultime.
In particolare si può affermare che nell’arco della giornata esiste una vera e propria successione di visite in funzione della temperatura: la massima attività delle api è concentrata nelle ore più calde (11,30-16,30), mentre i bombi risultano i pronubi più attivi fra le 7 e le 9 del mattino.
Quindi, con alte temperature e in piena fioritura, la densità di api sulla colza è massima (anche più di 13.000 operaie per ettaro), mentre decresce, fino alla completa scomparsa delle botinatrici, in caso di basse temperature.
Tutti i Bombi presentano sulla colza lo stesso comportamento: effettuano delle visite frontali come con i fiori di melo.Inseriscono la ligula a più riprese, restando nella stessa posizione, per esplorare tutti i nettàri.Così facendo toccano gli stigmi di ciascun fiore con la testa o il torace.
Le Andrene effettuano le visite impollinatrici del tipo "sormontante": posate sulla corolla, esplorano il primo nettario interno, poi passano al di sotto dello stigma per visitare il secondo nettario interno (i nettàri esterni, poco produttivi, sono spesso trascurati); nel centro delle antere visitate raccolgono a loro volta polline e nettare.
Le api sono attratte dalla colza per lo più per il nutrimento zuccherino.In Italia si è visto che il 75% delle operaie raccoglie solo nettare, il 22,5% polline e appena il 2,5 sia polline che nettare.Per questo le visite effettuate dalle api domestiche, che esplorano quasi esclusivamente i nettàri interni , come già constatato per il melo, non sono tutte positive.
Sono stati osservati tre tipi di comportamento di bottinamento:
· - tipo "sormontante", già descritto per le Andrene (visite positive);
· - tipo "contornante": l'operaia esplora il primo nettario camminando sulla corolla senza toccare gli stigmi (visite non positive);
· - tipo "inserente": l'ape si posa all'esterno del fiore, alla base dei sepali, e inserisce la ligula lateralmente dentro i petali (visita non positiva).
Occorre segnalare che le operaie
tendono a mantenere lo stesso tipo di comportamento di bottinamento nelle visite
successive.
In presenza di apiari all'interno delle colture la percentuale di visite impollinanti
è compresa fra 12 e 14%, mentre in assenza di alveari il 75% delle visite risulta
positivo.
Anche gli impollinatori della colza possono essere classificati a seconda dei fiori visitati al minuto:
Un certo numero di Apoidei selvatici è attualmente allevato in vista dell’introduzione nelle colture in alternativa alle api.Queste ultime infatti non effettuano sempre in modo soddisfacente il lavoro di impollinazione per due ragioni principali:
· scarso adattamento alla morfologia fiorale di alcune piante (esempio: erba medica)
· attività ridotta in caso di fioritura precoce e bassa temperatura (esempio: mandorlo)
I principali Apoidei selvatici allevati sono:
· l'Ape tagliatrice di foglie Megachile rotundata, impollinatrice dell'erba medica.
· La piccola Alictide Nomia melanderi, anch’essa impollinatrice dell'erba medica.
· Le Osmie, allevate principalmente per l'impollinazione delle colture fruttifere.
· I Bombi, agenti molto efficaci per assicurare l'impollinazione di certe colture, particolarmente quelle protette.
Dei Bombi, di Megachile rotundata e di Osmia se ne parla in mamiera ampia in altri capitoli di questo testo, qui ci si limita a dare solo un accenno su Nomia melanderi, impollinatore molto diffuso ad altre latitudini.
Figura
8 - Ciclo annuale di Megachile rotundata.

Le larve in diapausa nei bozzoli vengono immagazzinate per 6 mesi a 5-10 °C (ibernazione).La ripresa dello sviluppo al momento della fioritura della medica, è garantita dall’incubazione a 29°C per 20 gg.Trasportati sul luogo di nidificazione, gli adulti produrranno la 2^ generazione.Il ciclo annuale si chiude con le larve in diapausa che forniranno nuovo materiale da immagazzinare.
Nomia melanderi è una piccola Alictide, oggetto di allevamento intensivo negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda in vista dell'impollinazione dei medicai.
Quest'ape terricola vive in "colonie" in terreni salini e alcalini, cosa che le ha valso il nome di Alkali Bee, ed i luoghi di nidificazione artificiali vengono sistemati in vicinanza dei campi di erba medica da impollinare.
3) terra normale; 4) superficie salina; 5) sfiatatoio per mantenere il giusto
grado di umidità del suolo.
La femmina scava nel terreno singole celle a fondo concavo, in ognuna vi depone un uovo eil nutrimento per la larva, ed infine le opercola.
Per l’impollinazione si usa ricorrere a tecniche di allevamento che prevedono l’impianto di siti di nidificazione artificiale ai bordi della coltura.
Vengono scavate delle fosse di circa 90 cm di profondità e riempite con strati di materiale idoneo. I popolamenti possono essere costituti ex novo per mezzo del trasferimento di carote di terreno contenenti le celle con le larve.
Figura
10 - Dispensatore di polline da applicare di fronte all’alveare.

Gli Apoidei selvatici hanno necessità di flora diversificata e abbondante per tutto il periodo di volo.
La coltivazione di una flora mellifera e pollinifera consigliata per l'ape è
favorevole a numerosi Apoidei selvatici, tuttavia essi devono anche trovare
un numero sufficiente di luoghi adatti alla nidificazione.Diventa quindi importante
salvaguardare i luoghi già esistenti, che consentono l’aggregazione di
numerose specie.
Inoltre è possibile incrementare le condizioni favorevoli alla nidificazione
per mezzo di siepi con arbusti e canne da potare in modo da lasciare in campo
legno morto (cataste di legna, rami, ceppi, tronchi, alberi morti), mucchi di
terra o spazi non lavorati situati in luoghi bene esposti, oltre all’istallazione
di nidi artificiali.
Un utilizzo più razionale dei fitofarmaci, dando la priorità ai prodotti più
selettivi e a quelli meno dannosi per gli insetti impollinatori, porterà vantaggi
alle api domestiche e agli Apoidei selvatici.
Se si rivela assolutamente indispensabile trattare durante la fioritura, è fondamentale
impiegare prodotti non dannosi per gli impollinatori, applicandoli fuori dalle
ore di bottinamento o eccezionalmente di giorno, solo quando le condizioni meteorologiche
sono sfavorevoli al bottinamento.
Tuttavia, bisogna sapere che l'azione dei pesticidi sugli Apoidei selvatici
e le api domestiche non è la stessa.Varie prove hanno dimostrato che le Megachile
sono più sensibili delle api domestiche, e queste dei Bombi.Sembra esistere
una correlazione diretta fra sensibilità e rapporto superficie/volume dell'insetto.
Il trattamento di certe con prodotti pericolosi per le api può causare gravi
perdite all'entomofauna impollinatrice se la flora spontanea è in fioritura.Pertanto,
prima di ogni trattamento, è indispensabile sfalciare la flora spontanea, spesso
anche competitiva con le colture.
Quanto al diserbo chimico, questo sopprime numerose risorse fiorali, causando
un impoverimento generalizzato dei pascoli.
Questo capitolo rappresenta la sintesi di una lezione svolta nell’ambito di un corso di formazione per tecnici in agricoltura biologica promosso dall’ARSIA.
Si basa essenzialmente su due testi
(Pesson e Louveaux, 1984; Jacob-Remacle, 1990) da cui sono state tratte anche
le immagini, integrato per la colza con Frediani et al., 1987
Frediani D., Pinzauti M., Caterini B., 1987 - Influenza dell’impollinazione entomofila sulla produttività del Colza (Brassica napus L. ssp. oleifera). - Apicoltura 3: 63-73.
Jacob-Remacle A.,1990 - Abeilles sauvages et pollinisation.
- Ministere de la Region Wallonne - Service de la Conservation de la nature,
Fac. Sciences Agronomiques, Zoologie Generale et Appliquee: 40 pp.
Pesson P., Louveaux J., 1984 - Pollinisation et productions végétales.
- INRA, Paris, 663 pp.